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La crisi dell'optometria in Italia: tra vuoto normativo e identità professionale negata

29 ottobre 2026 di
La crisi dell'optometria in Italia: tra vuoto normativo e identità professionale negata
Odoo Master

Mentre il mercato dell'ottica tiene, la professione dell'optometrista resta sospesa in un limbo giuridico che ne frena il riconoscimento. I dati mostrano un settore retail in lieve crescita, ma la vera emergenza è quella di una categoria senza regolamentazione sanitaria.

Un mercato che non crolla, ma non basta

A prima vista, i numeri dell'ottica italiana non raccontano una crisi vertiginosa. Nel primo semestre del 2026, le vendite al dettaglio hanno raggiunto circa 1,8 miliardi di euro, con una crescita marginale dello 0,3% rispetto all'anno precedente . Le lenti oftalmiche rappresentano oltre la metà del valore del mercato e continuano a crescere, spinte dall'invecchiamento della popolazione e dalla premiumizzazione dei prodotti . Anche l'export dell'occhialeria, pur in calo del 6,1% nel primo trimestre, mantiene volumi significativi (1,34 miliardi di euro) e mostra una tenuta maggiore proprio nel segmento delle montature da vista rispetto agli occhiali da sole .

Tuttavia, questi dati nascondono una frattura profonda tra la filiera produttiva e la professione optometrica. Il mercato “tiene” grazie alle lenti e alla domanda sanitaria, ma chi dovrebbe erogare quella prestazione professionale — l'optometrista — resta privo di un riconoscimento giuridico pieno. E questa assenza, in un contesto di trasformazione tecnologica e di pressione sui costi, amplifica le difficoltà delle microimprese e dei professionisti indipendenti.

Il paradosso italiano: una professione senza albo

L'Italia è uno dei pochi paesi europei in cui l'optometria non è riconosciuta come professione sanitaria. L'ottico è classificato come “arte ausiliaria delle professioni sanitarie”, un inquadramento che risale a regolamenti del 1928 e che, come ammesso persino dalle associazioni di categoria, necessita di un aggiornamento urgente . Federottica ha espressamente chiesto un ammodernamento delle mansioni «alla luce del continuo sviluppo tecnologico, delle competenze formalmente assunte e della reputazione sociale acquisita» .

La conseguenza è che l'optometrista italiano opera in una zona grigia. Può misurare la vista e prescrivere lenti correttive, ma non può diagnosticare, curare o rilasciare ricette . Nel frattempo, nei paesi dove l'optometria è regolamentata, questa figura svolge un ruolo centrale nella prevenzione e nella gestione dei difetti visivi, alleggerendo il carico sui medici oculisti.

Questa ambiguità genera due effetti perversi. Da un lato, espone i professionisti a contestazioni legali e a una concorrenza sleale da parte di chi opera senza qualifiche adeguate. Dall'altro, disincentiva i giovani dall'intraprendere un percorso formativo impegnativo — come la laurea in Ottica e Optometria — sapendo che, al termine, non troveranno un riconoscimento professionale corrispondente. I dati parlano chiaro: nel 2024, l'Università Bicocca di Milano, unico ateneo lombardo del settore, ha sfornato appena 25 laureati .

La crisi silenziosa delle microimprese

Se il mercato retail nel suo complesso resiste, la vera emorragia riguarda i piccoli operatori. I sindacati del distretto bellunese dell'occhialeria hanno lanciato un allarme che riguarda soprattutto i terzisti e le microimprese: «Ciò che non appare in evidenza, ma che va tracciato con cura è la perdita di molte microimprese ed esperienze professionali che hanno popolato il distretto con le filiere di prossimità» . Le cause sono molteplici: la concorrenza cinese, la delocalizzazione, l'obsolescenza tecnologica e una pressione competitiva crescente sui segmenti di alta qualità .

Questo fenomeno si riflette anche nella distribuzione ottica. Da un lato, la grande distribuzione organizzata — spesso controllata da multinazionali come Luxottica — assorbe quote crescenti di mercato, offrendo orari estesi e prezzi competitivi. Dall'altro, i negozi indipendenti faticano a competere, schiacciati tra costi fissi in aumento e margini in contrazione. La domanda di ottici “da vendita” resta alta, ma le prospettive di carriera e di imprenditorialità indipendente si sono ridotte rispetto al passato .

Verso quale futuro?

Il settore si trova a un bivio. Da una parte, la tecnologia spinge verso nuovi orizzonti: lenti intelligenti, dispositivi indossabili con microelettronica, controllo della miopia personalizzato . Dall'altra, la professione rischia di restare ancorata a un modello ottocentesco, incapace di attrarre talenti e di rivendicare il proprio ruolo nel sistema sanitario.

La recente approvazione di un emendamento per razionalizzare le arti ausiliarie sanitarie rappresenta un primo passo, ma è ancora insufficiente . Senza un riconoscimento pieno dell'optometria come professione sanitaria, l'Italia continuerà ad avere un paradosso: un mercato dell'ottica da quasi 2 miliardi di euro gestito in larga parte da professionisti che non possono esercitare appieno le proprie competenze.

La crisi vertiginosa, dunque, non è nei numeri delle vendite. È nella sostenibilità di un modello che chiede agli optometristi di essere professionisti della visione senza concedere loro lo status giuridico per esserlo fino in fondo.

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